Da fan dei Queen da una vita, una di quelle che ha letto praticamente ogni biografia esistente su
Freddie Mercury, visto ogni documentario, ascoltato ogni intervista, mi avvicinavo a Con amore, Freddie con curiosità ma anche con una certa cautela.
Dopo decenni di libri, tributi, rivelazioni e ricostruzioni, mi chiedevo: cos’altro può esserci da dire su
Freddie Mercury che non sia già stato detto, analizzato, idolatrato o travisato?
Eppure, la promessa di leggere i “diari segreti” di Freddie, scritti di suo pugno e custoditi per anni, è
irresistibile per chi lo ama da sempre.
Il libro ha momenti straordinari. Freddie, tra le righe dei suoi taccuini, si mostra vulnerabile,
malinconico, ironico e lucido come mai prima.
Non è il frontman vestito d’oro e luci: è un uomo che cerca di capire chi è, che riflette sull’amore,
sulla fama, sulla malattia, sull’arte come forma di sopravvivenza.
Ci sono passaggi che tolgono il fiato, perché sembrano fatti di verità nuda, di parole scritte per sé e
non per il pubblico.
In quei momenti, ho sentito la voce che, da fan, ho sempre desiderato ascoltare: quella dietro le
canzoni, quella che non si sente sul palco di Wembley.
Ma anche tante domande.
Proprio perché credo di conoscere bene la storia di Freddie, questo libro mi ha lasciato anche molti
dubbi.
L’autrice, Lesley-Ann Jones, è esperta e rispettosa, ma alcune parti del racconto sollevano
interrogativi che non possono essere ignorati.
La più grande riguarda la presunta figlia di Freddie Mercury, la misteriosa depositaria dei diari.
Come è possibile che una figura così importante, se davvero esiste, non sia mai emersa in oltre
trent’anni di ricerche, biografie, testimonianze, interviste, libri e film?
Com’è riuscita a vivere completamente nell’anonimato, e come mai decidere di rendere pubblici i
diari proprio ora?
Da fan storica, faccio fatica a non chiedermi se ci sia dietro una scelta editoriale più che una
scoperta autentica. Non per malizia, ma per amore della verità.
E non posso ignorare un fatto noto a tutti gli appassionati: Mary Austin, la persona più vicina a
Freddie e custode di gran parte della sua eredità, ha smentito pubblicamente questa storia.
Una voce autorevole, che rende ancora più difficile accettare certe rivelazioni come verità
accertate.
Nonostante questi dubbi, riconosco che il libro ha un valore enorme.
Jones riesce a restituire un ritratto tenero e umano, e in molti passaggi traspare sincero affetto.
Ma, forse proprio per questo, si avverte anche il peso della mediazione: tra la voce vera di Freddie
e quella dell’autrice, c’è sempre un velo.
E per chi, come me, ha passato anni a cercare di sentire davvero Freddie, non solo ascoltarlo, quel
velo può essere frustrante.
Con amore, Freddie è un libro che emoziona, ma che allo stesso tempo lascia un senso di
sospensione.
Ti regala un ritratto nuovo e intimo, ma ti fa anche chiedere se tutto ciò che stai leggendo sia
davvero “di Freddie” o il riflesso di chi oggi lo interpreta.
Come fan, sono grata che si continui a parlare di lui, ma credo anche che Freddie non avesse
bisogno di un mistero in più per restare immortale.
La sua verità, quella che ha messo nella musica, è già tutto ciò che serve per conoscerlo.
Un libro che vale la lettura, soprattutto per chi ama Freddie, ma che va affrontato con cuore aperto
e mente critica.
Perché dietro ogni pagina, tra le righe dei suoi presunti diari, c’è la stessa domanda che mi
accompagna da anni:
“Freddie, chi eri davvero, quando nessuno ti guardava?”.



